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We dont’ want other worlds but mirrors
LocalArt 2014


We don’t want other worlds but mirrors è il tema del nuovo bando LocalArt 2014 promosso dalla Fondazione CRC di Cuneo. Il concorso rappresenta una delle occasioni più importanti di promozione e supporto al ruolo vitale che l’arte ha nella capacità di saper comprendere il presente e le sue complessità. E in tutti i luoghi possibili, anche in una dimensione locale, appunto.

Il tema 2014 We don’t want other worlds but mirrors (“Non abbiamo bisogno di altri mondi, ma di specchi”), ripercorre una citazione dello scrittore polacco Stanislaw Lem (Leopoli, 1921 – Cracovia, 2006). Esso vuole indagare lo straniamento che si può provare nel misurarsi con situazioni nuove, magari dettate dallo spostamento, ma in ogni caso mosse dal desiderio umano di costruire spazi e inventare mondi. La fantascienza, genere letterario e cinematografico, ci ha in un certo senso abituato a disegnare paesaggi e scenari possibili, talvolta utopici e talaltra distopici (da George Orwell al più recente Haruki Murakami). Con We don’t want other worlds but mirrors si intende in primis sottolineare la particolarità “inventiva” e generativa tipica dell’arte. Ma soprattutto, il focus del tema è riflettere sull’effettivo bisogno di creare e percorrere scenari necessariamente sempre diversi. Questo perché, spesso, è sufficiente spostare il punto di vista e riguardare quanto si sta vivendo da un’altra angolazione. Senza migrare o fuggire dal luogo in cui siamo. Ribaltando il punto di vista non v’è dunque bisogno di nuovi mondi, ma solo di specchi che mostrino le sfaccettature e le sfumature del presente. Il dibattito tra global e local, che storicamente è indicato con i termini “centro” e “periferia”, si sviluppa anche a partire da questo contrasto. La costruzione di luoghi, fisici e mentali, non è detto che sia concretamente utile alla comprensione del “chi siamo”. Per quanto l’incontro con l’ "altro da sé” sia sempre fonte inesauribile di ricchezza e di scoperta, è possibile - anche senza muoversi - solo riformulare la domanda chiedendosi “dove siamo”. A qualsiasi latitudine, globale o locale, il “dove” diventa il centro nel quale ci troviamo. Lo specchio, preso come simbolo ed esempio del riflesso (e nella sua moltiplicazione esplicitata nel titolo al plurale), può agire attivamente nella creazione artistica quanto la fuga verso nuovi lidi. È come “viaggiare su un treno fermo”. Quando, cioè, si ha l’impressione del movimento suggerito dal contenitore nel quale si viaggia, ma fisiclamente si è nello stesso identico luogo.

Le opere pensate o proposte in questa cornice costituiranno un paesaggio simbolico di specchi. E agiranno come i personaggi dei romanzi di Stanislaw Lem. Intimati ad affrontare delle profonde riflessioni introspettive, unitamente ad una critica non rappresentativa ma costruttiva della società, anche gli artisti che parteciperanno a LocalArt 2014 sono invitati con le loro opere a “trasformarsi” metaforicamente in “superfici di riflessione”: strutture, installazioni o immagini nelle quali solo in apparenza si trovano situazioni estranee alla normalità. Quei riflessi prodotti dalle opere, se ben analizzati e a cavallo tra il “chi sono” e il “dove sono”, non sono poi così lontani da tutto ciò che può essere consueto e conoscibile.

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